giovedì 13 novembre 2008

...

Che ne sai tu
che segui il cielo con un dito
che guardi il mondo da laggiù.

Sono io da qua
che ti parlo
e la mia voce non ti arriva
mentre ho voglia di spiegarti.
Perchè ti amo.

domenica 12 ottobre 2008

Non mi ero accorta
di quanto le tue parole
mi accompagnino
mentre in questa domenica d’autunno
attraverso la città.

Tutto è rumore
Le persone urlano
Ridono, discutono
E tra tutte le voci che sento
Non trovo la tua.

Dove sarai in questo momento
A seguire il filo della tua vita
Che si srotola come il tuo sorriso
Quando vagando incontri il mio

La tua mancanza non è mancanza di amore
Non è un posto vuoto accanto a me
Non è una mano che mi cerca
La tua mancanza è silenzio

giovedì 9 ottobre 2008

A come Amore


Nella vita capita di amare. Oddio, chi più chi meno. L'amore poi ha talmente tante forme. Ho amato e amo un mio amico, ho amato e amo una persona che non mi appartiene, ho amato e forse amo una persona che non vedo da un anno. Tutti amori diversi, più o meno intensi, più o meno profondi.
L'amore poi, ad un certo punto, come una nuvola nel cielo può anche cambiare forma e trasformarsi in altro. A volte non riesci neanche a definire cosa sia "altro". E a volte semplicemente si esaurisce. E ti dici, è la vita. E a volte invece l'amore non coincide, si sfiora, ma forse non parla la stessa lingua, non usa le stesse note, non ha lo stesso colore. E anche qui ti dici: è la vita.

E vai avanti. Questa persona non esiste più, non c'è, non la senti, non fa più parte delle tue giornate. Ma non riesci a farla uscire dai tuoi pensieri. Proprio non ci riesci. Ti sforzi per mesi e mesi e poi c'è sempre qualcosa che ti frega, un luogo dove vi siete incontrati, un cd che ti aveva fatto e che hai ritrovato, un pensiero che parla di lui.

E vorresti, con tutte le tue forze, cancellare tutto. Tutto quanto, le parole che vi siete detti, la gioia di sapere che sta arrivando, quell' esplosione all'altezza dello stomaco nell'istante esatto in cui finalmente lo vedi.
Vorrei non aver mai vissuto tutto ciò, vorrei non aver mai sognato un suo bacio, vorrei non aver mai riso per i suoi racconti, vorrei non essere mai stata incantata di fronte ai suoi occhi.
Non esiste un bianchetto per la vita, un tasto CANC da premere, un po' di varechina esistenziale con cui far sbiadire tutto definitivamente?

Sono stufa, stufa, stufa di averlo tra i pensieri. Sono stufa di averlo tra i miei sogni. Sono stufa di svegliarmi e sapere che forse non lo vedrò mai più.

martedì 7 ottobre 2008

Quello schifoso di un compleanno


E così anche questo giorno infausto è arrivato. Lo aspettavo e lo temevo e quello che pensavo si è prontamente avverato. Mai come oggi mi manca mia mamma, che era di solito la prima a chiamare, a farmi regali meravigliosi con biglietti pieni di amore. Lei non si è mai dimenticata, non ha mai fatto le cose tanto per farle.
Sto facendo seriamente fatica, ad accettare che la sua telefonata non arriverà.
Mio padre probabilmente si dimenticherà e una delle persone più importanti per me forse anche.

I compleanni che arrivano, sopra ai 18, si iniziano a considerare sempre meno (figurati 31!) e anche se i regali diventano sempre meno importanti, anche se prendi veramente questo giorno come tutti gli altri, c'è sempre quel retropensiero su chi chiamerà, ci saranno delle sorprese, qualcuno che ci ha sempre pensato si dimenticherà? Chiamarlo bilancio è brutto, e poi di che?

Vediamo come va avanti questa giornata...

UPDATE: A parte una breve parentesi con una mia carissima amica la giornata è proseguita come sospettavo. Mio padre si è dimenticato, il mio migliore amico anche, per non parlare di mio fratello Markus. Se esistesse la Palma D'Oro al compleanno più merdoso dell'universo, adesso starebbe sulla mensola della libreria. Per fortuna è passato, per fortuna deve passare un altro anno. Ma gli strascichi sono duri da far passare...

martedì 23 settembre 2008

La cura

Come spesso accade, i miei più grandi ragionamenti, tra le mille cose da fare e la quotidianità che ha il sopravvento sulle cose, avvengono all'improvviso, scaturiscono da episodi, avvenimenti spesso anche banali.
La settimana scorsa mi è uscita due (!!!) volte la catena della bici. Come sempre in questi casi vado dove l'ho comprata, un negozio a 20 mt. da casa mia.
Ci lavora un omino, 35/40 anni, brizzolato, anche bello, con i modi gentili, sempre con il sorriso sulle labbra. È stata una delle prime persone che ho conosciuto trasferendomi a Rimini, mi colpì subito il suo modo di fare, la dolcezza che metteva nelle mani sporche di grasso con cui riparava biciclette. E poi mi disse una delle cose più belle che mai ho sentito da un uomo, lui, da poco sposato con una ragazza araba ed una figlia di due anni, mi guardò e mi disse che finalmente aveva trovato LA donna da amare e che da quando aveva questa sua famiglia era l'uomo più felice del mondo, sapere che a casa lo aspettavano "le sue donne" era per lui fonte quotidiana di gioia.

E così, mentre eravamo là, mi ha rimesso a posto la catena e senza che gli dicessi niente ha iniziato a controllare i freni, l'allineamento delle ruote, mi ha cambiato due raggi che si erano rotti (e di cui io non mi ero neanche accorta...). E nel fare ciò ha messo una cura infinita, ha provato e riprovato finchè tutto era a posto. Era anche tardi.

E questa cura mi ha colpito profondamente perchè penso alle relazioni umane, alle storie d'amore e penso che prendersi cura di una persona sia una delle cose più belle che ci siano. Penso anche alle mie relazioni, quanto le persone che ho amato, si sono prese cura di me? E quanto io di loro? È vero che la cura ha una forte impronta genitoriale ma tra due persone adulte coinvolge anche strettamente l'attenzione che uno ha nei confronti dell'altro. Per capire le tue mancanze (e quindi forse le mie) devo avere attenzione di te, del tempo passato assieme, dei tuoi disagi e delle tue sfumature. A volte siamo troppo presi da noi stessi per spostare lo sguardo un po' più in là, non lontano, spesso semplicemente accanto.

giovedì 18 settembre 2008

Al mercatino di RobP - 17.09.2008

Amo le cose invendute
le cose che nessuno vuole
quelle che rimangono lì,
sui banchi
nelle ceste
sui tavoli.

Amo le cose invendute
le amo
perchè rimanendo sole
diventano uniche
ed io
ho la possibilità di farle mie.

Amo le cose invendute
che non vuole nessuno
ma che sono parte
di questo mondo.
Come me.

lunedì 15 settembre 2008

Padri

Ieri ho visto "Il papà di Giovanna" di Pupi Avati. Non voglio dilungarmi sul film (a parte i protagonisti, bravissimi), ma sul rapporto padre-figlia. Lui è sempre dalla sua parte, sempre. Lui le dice quant'è bella, quanto è intelligente, quanto è in gamba.

Come non fare il paragone con il rapporto con mio padre? Il disastroso rapporto con mio padre. Non ho mai fatto casini, non ho preso droghe, non sono scappata in mezzo alla notte, l'ho fatto dormire da me quando mia mamma lo ha buttato fuori dalla loro camera. Eppure lui non è mai stato dalla mia parte. Non mi ha mai detto che ero bella (una volta, che ero grassa), non mi ha mai detto che fossi intelligente (una volta sono arrivata con un 9 e lui mi ha detto che potevo fare di più). Per carità, passa il tempo che cristallizza tutto ma c'è il momento (come ieri) in cui pensi a quante cose potevano essere diverse se lui fosse stato diverso. 

Mi guardo indietro, guardo agli uomini della mia famiglia e non mi meraviglio di non riuscire a trovare qualcuno da amare, che nelle relazioni che ho avuto c'era sempre qualcosa che non andava. La persona che più ho amato al mondo (mio fratello) non è in grado di avere rapporti umani e si fa i cavoli suoi, mio padre è un fallimento su tutta la linea.

A volte penso di non essere in grado, semplicemente di non essere capace. Di scegliere qualcuno che non sia incasinato/sposato/altamente problematico. Di scegliere qualcuno che voglia me, solo me. Di trovare qualcuno con cui condividere i giorni.

E tutto ciò mi rende molto triste.

domenica 14 settembre 2008

Cosa rimane?


Manco da un po', lo so, ma tra lavoro, influenza mi ero persa le parole. Che scrivere? Da che parte cominciare?
Poi come accade sempre, basta solo aspettare, ed esse lentamente affiorano.
Sono due notti che sogno mia mamma e sono due mesi che è morta. Cosa rimane?
Rimangono le sue parole, anche quelle che non sopprtavo. Che trovo a ridire ad altri.
Rimangono le sue coccole, nel dormiveglia, sembra quasi che stia lì con te e ti accarezzi la testa.
Rimangono i rimpianti, non tanti, per averle risposto male quel giorno, per averle fatto credere una cosa che invece non era.
Rimane la nostalgia, quella forte, di quando vivevamo insieme e si faceva colazione e non si usciva volentieri per non lasciare l'altra da sola.
Rimane il vuoto di non poterle dire quanto le voglio bene. Quante cose in me scopro di lei e quanto questo mi fa sentire una persona completa.
Rimane la fortuna, enorme, di essere stata amata in maniera così totale ed incondizionata.
E quindi rimane il suo amore, che ritrovo sparso per casa in tanti piccoli oggetti, bigliettini, cartoline che mi ha mandato.

mercoledì 30 luglio 2008

Ode alla vita - Martha Medeiros

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita, di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.

Soltanto l'ardente pazienza
porterà al raggiungimento
di una splendida felicità.

sabato 26 luglio 2008

Ci sono... Forse. :-)


Mia mamma è morta il 6 luglio. Ho passato con mio fratello tutti i giorni da lei in ospedale ed è stato straziante. Straziante vederla soffrire, straziante sperare, invocare la sua morte. Il paradosso. Speri con tutta te stessa che arrivi la morte per la persona che ami di più al mondo.
Ma quello non è più vivere.
Io sono stata male tutti i giorni che sono stata in ospedale. Poi, due giorni prima che morisse io e mio fratello ci siamo svegliati una mattina e ci sentivamo, per la prima volta dopo tanto tempo, bene. C'era una pace nell'aria, una serenità. Anche il viso di mia mamma era più sereno. E da lì in poi tutto è andato meglio, perchè ho iniziato a sentirla con me sempre. Anche quando è morta sapevo che in qualche forma, modo o maniera, lei c'era.

Dopo cerchi di tornare alla calma, alle cose di tutti i giorni, al lavoro. Per tanti giorni però ho avuto difficoltà a concentrarmi, a spostare la mente su una cosa ben precisa.
Poi ci sono le persone da informare, le persone a cui rispondere, bisogna parlare, spiegare. Ho avuto più volte la sensazione che, siccome parlavo abbastanza serenamente, non piangevo strappandomi i capelli, le persone non capissero. Ma vabbè.

A volte mi sveglio la notte e mi sembra tutto irreale. Mi sembra irreale che mia mamma non ci sia più. per giorni o avuto ancora l'istinto di chiamarla, prendevo il telefono...
Poi c'è stata la cremazione, andare a prendere l'urna. Adesso, per un concatenarsi di cause, ce l'ho dentro casa. L'ho messa sullo scaffale con accanto delle sue foto.

La mia vita ha ripreso i suoi ritmi, con soddisfazioni, momenti belli, il lavoro che aumenta, la stanchezza che a volte si fa sentire intensamente. Ci sono momenti di grossa serenità e ci sono momenti (vedi oggi) di grande tristezza.
Mi dico sempre che bisogna prenderla così, strinfere i denti, che poi passerà. A volte funziona, a volte no.

giovedì 26 giugno 2008

mercoledì 25 giugno 2008

...


Mia mamma sta sempre peggio. Se pensi un giorno che abbia toccato il fondo, il giorno dopo è ancora peggio. Mi sembra di essere in uno dei gironi dell'Inferno e scivolare, sempre più giù, giù, giù. La guardi e vedi la sua vita scorrerle tra le dita come acqua e non puoi fermarla. E non ci sono secchi, bacinelle, catini. E a me, la sera nel letto, trabocca il dolore, sempre come acqua, dagli occhi. Ed in tutto ciò, ho un sogno, un desiderio, una speranza.

Tra poco mia mamma morirà. Se ne andrà per sempre. E allora spero si addormenti, spero sogni quando stavamo a Roma, io sono piccola, mio fratello un po' più grande. Spero sia un sogno pieno di colori, di sole, di luce. E voglio sia un sogno pieno di amore. Voglio immaginare di correrle incontro, piccola, morbida e profumata, di abbracciarla. Di ricoprirla di baci. Poi arriva anche mio fratello. Ed in uno dei suoi rari momenti la abbraccia, ci abbraccia. Ed insieme le diciamo che è la mamma migliore del mondo. Perchè lo è e lo sarà sempre.

Ecco. Se devo dire un sogno di adesso, se devo avere un desiderio più forte di ogni altra cosa, è sicuramente questo.

mercoledì 18 giugno 2008

L'odio


L'odio è una di quelle cose di cui si parla poco, sia forse per un retaggio cattolico (non si odia! Odiare è peccato!) che forse per una questione di buon senso. Non è facile dire, io odio. Poi, le persone, chissà cosa pensano! Ed invece, con gli anni mi sono resa conto di essere in grado (essere in grado, forse l'odio fa semplicemente parte dell'uomo) di odiare ferocemente. Odio le persone arriviste, odio i furbi, odio quelli che non hanno combinato un cazzo ma si credono strafichi. E odio persone a me "più vicine". Non ci sono vie di mezzo, le odio e basta ed immaginare di parlarci dicendogli tutto quello che penso di loro mi riempirebbe di piacere, tanto che mi trovo la notte al letto a volte a pensarci e a ridere, avete presente quelle risate diaboliche stile film? Ecco, quelle.

Non ha poi a che fare con la cattiveria, o almeno non direttamente. Non sogno di ucciderle o di fargli del male, ma se venissero colpiti in pieno da un vaso di baobab, ecco, la cosa mi renderebbe alquanto contenta. O investiti da un Boing 747. Fa lo stesso. Anche se non è la morte di questi individui che mi soddisferebbe, ma la loro presa di coscienza della loro mediocrità.

Vi dico anche un'altra cosa. Questa sensazione mi piace, tanto. Per anni ho pensato che non si deve odiare, poi ad un certo punto ho detto machissenefrega e mi sono lasciata andare a questo sentimento così liberatorio. E mi sento leggera, quasi sollevata.

La mia psicologa dice che l'odio è l'altra faccia della medaglia dell'amore, quindi ci deve essere di mezzo anche quello, ma faccio fatica a pensarlo. È anche vero che le volte/persone che ho odiato di più erano persone che avevano a che fare con chi amavo in quel momento. E pensando indietro mi rendo anche conto che questo tipo di odio è un odio denso che rimane nel tempo. Una delle persone che ho odiato di più non l'ho mai conosciuta ma mi è capitato di parlarne poco tempo fa ed ho provato lo stesso odio di allora. Un odio irrazionale ed a priori.

Al momento sono concentrata su una persona, con la sua vita da Mulino Bianco e la sua inutilità esistenziale. Al momento si trova all'estero. Non potrebbe venire sparata sulla luna da un geyser? Il mondo (ok, ok, in primis io) tirerebbe un sospiro di sollievo.

venerdì 13 giugno 2008

...

A mia mamma

Mamm'Emilia

In te sono stato albume, uovo, pesce,
le ere sconfinate della terra
ho attraversato nella tua placenta,
fuori di te sono contato a giorni.

In te sono passato da cellula a scheletro
un milione di volte mi sono ingrandito,
fuori di te l’accrescimento è stato immensamente meno.

Sono sgusciato dalla tua pienezza
senza lasciarti vuota perché il vuoto
l’ho portato con me.

Sono venuto nudo, mi hai coperto
così ho imparato nudità e pudore
il latte e la sua assenza.

Mi hai messo in bocca tutte le parole
a cucchiaini, tranne una: mamma.
Quella l’inventa il figlio sbattendo le due labbra
quella l’insegna il figlio.

Da te ho preso le voci del mio luogo,
le canzoni, le ingiurie, gli scongiuri,
da te ho ascoltato il primo libro
dietro la febbre della scarlattina.

Ti ho dato aiuto a vomitare, a friggere le pizze,
a scrivere una lettera, ad accendere un fuoco,
a finire le parole crociate, ti ho versato il vino
e ho macchiato la tavola,
non ti ho messo un nipote sulle gambe
non ti ho fatto bussare a una prigione
non ancora,
da te ho imparato il lutto e l’ora di finirlo,
a tuo padre somiglio, a tuo fratello,
non sono stato figlio.
Da te ho preso gli occhi chiari
Non il loro peso
A te ho nascosto tutto.

Ho promesso di bruciare il tuo corpo
di non darlo alla terra. Ti darò al fuoco
fratello vulcano che ci orientava il sonno.

Ti spargerò nell’aria dopo l’acquazzone
all’ora dell’arcobaleno
che ti faceva spalancare gli occhi.

Erri De Luca

giovedì 12 giugno 2008

C'est la vie...

In questo momento particolare della mia vita vengo a contatto, costantemente, con libri e film che parlano di vita, che parlano di morte. E di cancro. Sto cercando i miei perchè, ho bisogno di dare un senso a tutto ciò, ho bisogno di trovare una spiegazione a quello che siamo e al percorso che stiamo facendo su questa terra. Ognuno ha le sue risposte, ed ognuno può trovarle solamente da solo.

E quello che vedo, quello che leggo mi sta portando verso un'unica direzione: la morte non è la fine di tutto, è un passaggio o addirittura l'inizio di qualcos'altro.

Il problema è lo “spazio” per arrivarci. Il problema è la paura, di quello che ci aspetta, di quello che ancora non sappiamo. Il problema è sapere che ci si sta arrivando.

Chissà se mia mamma si sia data delle risposte. Credo che avere una malattia, sentire le energie che piano piano se ne vanno, sentire che tutta quella voglia di vivere che si ha sempre avuto stia svanendo deve essere terribile.

E allora pensavo all'Alzheimer. Questa malattia, di cui già il nome è brutto e fa paura, questa malattia che forse potrebbe essere la salvezza. È vero, dimentichi chi sei, dimentichi ogni tassello della tua vita, dimentichi le persone, fino a dimenticare te. Forse, nel caso di mia mamma sarebbe la soluzione. Non senti le energie che diminuiscono perchè semplicemente non ricordi le energie che avevi ieri, non hai paura di non vedere più le persone che ami perchè si sono cancellate dalla tua memoria.

Ho sempre pensato che fosse una cosa orrenda dimenticare la propria vita, con tutto quello che ha contenuto, ma come dimentichi le cose belle dimentichi quelle brutte. E sinceramente ho la sensazione che quelle brutte siano molto più incisive e durature di quelle belle.

Non so ancora dove mi porterà tutto ciò. Forse è il momento di affrontarlo, forse mi porterà a trovare il mio personale perchè a tutto ciò, e forse farlo a 30 anni non è un male. Forse senza questa cosa di mia mamma non lo avrei mai fatto e forse non lo avrei mai voluto fare.

martedì 27 maggio 2008

Dell'amore e di altri demoni


Io credo che non ci sia nessuno (oddio, forse giusto il Dalai Lama), a questo mondo, che non voglia essere amato. Passiamo la nostra vita a cercare quello. Lo troviamo nei nostri genitori ma non ci basta, lo abbiamo dai nostri amici e a volte ci basta, lo cerchiamo, sempre, da un compagno o dalla persona di cui ci siamo innamorate.

Mi sono accorta, e quindi parlo per esperienza personale, che in nome di questa ricerca, di questo amore che costantemente ci manca, che siamo disposti a fare, anche inconsciamente, numerosi compromessi, soprattutto quando pensiamo di averlo trovato. E lentamente questi compromessi diventano normali, reali, il giusto modo di fare le cose.

I compromessi fanno parte della vita e non credo che una relazione sia possibile senza che tutti e due decidano di venirsi incontro. Però ci sono due tipi di compromessi, quelli che facciamo con l'altro e quelli che facciamo con noi stessi.

Ho conosciuto una persona, questa persona poi è sparita apparendo sporadicamente via sms. Io non ho smesso di pensare a lei, cercando ogni tanto un contatto. Mi piaceva molto questa persona ma molti lati di lei erano deleteri. Mi faceva sentire oltre ogni modo insicura, non mi dava certezze, non mi faceva capire cosa c'era tra di noi, appariva e spariva suo piacimento.

L'ho sentita l'altro giorno. E sono giunta alla considerazione che nonostante tutte le cose belle fra di noi, questa persona non è positiva per me, per la mia crescita personale, per la mia vita.

Basta accettare tutto, basta considerare abbastanza il poco che a volte viene dato?

mercoledì 14 maggio 2008

La vita


Oggi sono stata dal commercialista e devo pagare una cifra spropositata di tasse, iva arretrata, INPS e anticipo INPS. Una cifra, per le mie finanze, spaventosa.
Io non so. Chi mi conosce sa che sono successe tante cose nella mia vita e quello che sento dirmi da tutti è che sono una persona forte, ed infatti piano piano ho superato ogni avversià, riuscendo nel mentre, anche ad essere felice.

Poi ci sono giornate come oggi in cui non so, mi sento al limite, di me, delle mie capacità, di questa vita.

Domenica scorsa sono andata a prendere un gelato e mi sono seduta in piazza e, giusto per stare allegri, ho pensato alla vita e alla morte. Anche in questo tutta la cosa di mia mamma sta influendo parecchio. Guardavo i palazzi, il sole, la gente, pensavo a tutto quello che faccio giorno dopo giorno e pensavo che nel momento in cui moriamo tutto questo non avrà più un senso. Tutto questo non ci sarà semplicemente più. E allora, tutta questa fatica, tutto questo sbattersi, tutto questo arrancare, a cosa serve? La prima volta che mia mamma si è operata avevo fatto ragionamenti simili ed il risultato era solo l'amore e i figli, al momento solo questo ha un oggettivo senso per me. E ovviamente tutto quello che ha a che fare con le emozioni, quelle belle, perchè almeno quella è una cosa che ti fa stare bene al momento. Tutto il resto non ha senso.

Quando mi sento così mi sento in trappola in questo meccanismo economico in cui devi guadagnare guadagnare guadagnare per vivere decentemente, ma mi piacerebbe fare come i contadini, seguire i cicli della natura, mangiare quello che coltivo, vivere in semplicità. Purtroppo nel mio piccolo, sono figlia del consumismo, e temo che comunque non ne sarei capace...

martedì 13 maggio 2008

Cambiamenti


Ieri ho litigato con una persona a me molto cara.
Mi rendo conto che con questa cosa di mia mamma tante cose di me stanno cambiando. La vita continua sempre, vai avanti, lavori, esci con le amiche, guardi un film e lentamente ti ritrovi diversa. Cambiano le esigenze, le sensazioni. Nel mio caso ho iniziato a ritirarmi nel mio guscio, a stare più a casa, a stare più da sola. E ho iniziato a cercare appoggio alle persone a cui sento di potermi appoggiare.

Quante volte, sia io ma anche le mie amiche, parlando di uomini, abbiamo detto, "le persone non cambiano". E ritengo tutt'ora che sia vero, a meno che non ci sia una reale volontà da parte dell'interessato.

Perchè penso che uno dei più grandi motori di cambiamento sia l'amore. Io, l'ultima volta che mi sono innamorata avevo veramente la sensazione di essere come plastilina, dimmi come mi vuoi e io lo diventerò.
Nel caso dell'amore lo facciamo per sentirci amate, per sentirci accettate, infondo l'amore è la constatazione che tu vai bene così.

Conosco una persona che da tre anni è innamorata di un mio amico e che è diventata e sta cercando di diventare esattamente quello che il mio amico vuole, anche fisicamente. E il mio amico dopo tre anni sembra che finalmente si sia innamorato.

Mi rendo conto che tutto ciò può essere una grossa trappola, certo, è bello avere una persona che è esattamente come tu la vuoi, ma alla lunga, non annoia? E soprattutto, le esigenze che noi sentiamo in un momento di vita, fra 2, 3, 4 anni potrebbero non essere più le stesse.

Una cosa che ho notato invece in certe persone è la paura di cambiare. È come se il cambiamento fosse una minaccia, è come se cambiare sia snaturare se stessi.

Io cambio in continuazione. Sarà che sono 10 anni che sono in analisi, sarà che ho una naturale predisposizione al cambiamento (ho anche cambiato città), sarà che scopro giorno dopo giorno sensazioni di me nuove, alcune volte non proprio positive e allora mi sforzo di smussare gli angoli, di cambiarle.

Penso anche alla natura, anno dopo anno, un tiglio rimane un tiglio, eppure le foglie sono diverse, i fiori sono diversi, le radici sono cresciute, lui è cresciuto.
Mi piace immaginarmi come albero, forse chi non cambia, non cresce.

domenica 11 maggio 2008

vivere e morire


Questa è una delle foto vincitrici del World Press Photo 2008. Siamo a Rawalpindi e con questo attentato sono riusciti ad uccidere Benazir Bhutto. Non voglio inoltrarmi in divagazioni politiche di cui, tra l'altro, conosco molto poco, quello che mi ha colpito è un particolare.

L'uomo dietro a quello che alza le mani, quello con il sedere di fuori. Ovviamente parlo da donna, ma cresciamo con un senso del pudore, cresciamo con la certezza che a parte nostro fidanzato/marito, a parte nostra madre quando siamo piccoli, a parte qualche goliardata da ragazzi, il sedere è una di quelle parti da non mostrare, per dire, facendo lo struscio in centro (anche se i jeans a vita bassa stanno rompendo questo tabù...). Figuriamoci in paesi come l'India.

E così penso a quest'uomo. Passiamo tutta la vita a coprirci, scoppia una bomba e tu, per il resto dell'eternità rimani con il sedere per aria.

Era la vita a essere crudele o può esserlo anche la morte?

sabato 10 maggio 2008

...

Mia mamma sta morendo.

Non è il miglior modo di cominciare un blog ma è la mia realtà di adesso. E' la prima volta nella mia vita che vengo confrontata con una cosa così grande, profonda e alla base della nostra esistenza.


Mi specchio nel vetro del portatile da cui sto scrivendo e guardo il mio viso.

Ieri una mia amica mi ha detto che anche se la nonna era morta, lei la sentiva sempre con sé.

E come potrebbe essere diversamente? Guardo il mio viso e la somiglianza con mia mamma, guardo il mio carattere e vedo le sfumature del suo, guardo i miei difetti fisici e vedo i suoi. Lei sarà sempre con me perchè è parte di me.

E per questo ho paura che quando morirà, morirà anche una parte di me.


Guardo la mia vita nell'insieme, con quello che accadrà e penso alla suddivisione nella storia, a.C., d.C. Probabilmente anche per me sarà così, ci sarà la mia vita con tutto quello che è stato, le mie emozioni, PRIMA della sua morte e la mia vita DOPO. E quella dopo sarà per forza diversa.


Penso al mio dolore, quella cosa conficcata nello stomaco giorno dopo giorno che non si affievolisce mai del tutto e penso al suo. Penso alla mia paura, di quello che succederà, delle cose pratiche, del guardarla e sapere che non c'è più e penso alla sua di paura, di quello che la aspetta e dell'ignoto. E spero con tutto il cuore che riesca, come io provo a gestire la mia paura, che lei riesca a gestire la sua. Io non posso aiutarla.


E ho paura della sua sofferenza. Quando è stata operata la prima volta e io stavo accanto a lei in ospedale mi sarei staccata un braccio pur di farla provare meno dolore. E lo farei tutt'ora. Vedere soffrire una persona che ami e non poter fare niente è una delle cose più brutte che ci siano. Assieme ad aspettare, giorno dopo giorno, che muoia.


E mentre scrivo queste righe e nascondo le lacrime e le asciugo di sfuggita mi rendo conto che questo dolore è così grande che quando lo tocco in questo modo, quando ci immergo le mani ed il cuore con l'illusione di provarne di meno in futuro, mi sento come una grande boule di cristallo piena d'acqua che si incrina e mi chiedo quando si spezzerà e se mai tutta l'acqua riuscirà ad uscire.


L'altro giorno sono stata sfiorata da un pensiero. Ho pensato che quando muore una persona che abbiamo amato, si soffre per quello che non sarà più. Per le parole che non saranno più, gli abbracci, le telefonate, le serate insieme. Invece bisognerebbe concentrarsi su quello che invece è stato, che sicuramente ha avuto più valore di quello che non ci sarà, perchè quello ci ha arricchito, ci ha reso felici. Riesco a pensarci, riesco a capire che è un discorso giusto ma faccio ancora fatica a mettere il cuore in pace.

Iniziamo!

Ho aperto questo blog forse per egoismo. O forse perchè sono giorni e giorni che penso delle cose che mi piacerebbe condividere. E sì, anche per un bisogno di tirare fuori certe sensazioni, le mie emozioni. Perchè è vero che ci sono gli amici, ma di certe cose non puoi parlare così, come dell'ultimo film che hai visto. Certe cose, mentre io le sto toccando giorno per giorno tagliandomi le mani, non puoi farle toccare a qualcun'altro.


L'ho chiamato PensoDunqueSogno perchè ero indecisa. Volevo che fosse un po' come uno Zibaldone, un "diario" con mille osservazioni... Poi ho pensato ad una caratteristica che mi contraddistingue, ed è il pensiero. A volte mi è stato detto che penso troppo e magari è pure vero, ma analizzare le cose, osservare la realtà che è attorno a me, tutto questo, E' semplicemente parte di me. E così avevo pensato al famoso Cogito ergo sum di Cartesio, che tradotto è Penso dunque sono. Ma un'altra mia caratteristica è il fatto che spesso sogno, anche ad occhi aperti, sogno forse per tirarmi fuori da una realtà che a volte non è come la vorrei, sogno forse perchè sognando tutto mi sembra più facile. E quindi benvenuti a PensoDunqueSogno. :-)