giovedì 26 giugno 2008
mercoledì 25 giugno 2008
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Mia mamma sta sempre peggio. Se pensi un giorno che abbia toccato il fondo, il giorno dopo è ancora peggio. Mi sembra di essere in uno dei gironi dell'Inferno e scivolare, sempre più giù, giù, giù. La guardi e vedi la sua vita scorrerle tra le dita come acqua e non puoi fermarla. E non ci sono secchi, bacinelle, catini. E a me, la sera nel letto, trabocca il dolore, sempre come acqua, dagli occhi. Ed in tutto ciò, ho un sogno, un desiderio, una speranza.
Tra poco mia mamma morirà. Se ne andrà per sempre. E allora spero si addormenti, spero sogni quando stavamo a Roma, io sono piccola, mio fratello un po' più grande. Spero sia un sogno pieno di colori, di sole, di luce. E voglio sia un sogno pieno di amore. Voglio immaginare di correrle incontro, piccola, morbida e profumata, di abbracciarla. Di ricoprirla di baci. Poi arriva anche mio fratello. Ed in uno dei suoi rari momenti la abbraccia, ci abbraccia. Ed insieme le diciamo che è la mamma migliore del mondo. Perchè lo è e lo sarà sempre.
Ecco. Se devo dire un sogno di adesso, se devo avere un desiderio più forte di ogni altra cosa, è sicuramente questo.
mercoledì 18 giugno 2008
L'odio
L'odio è una di quelle cose di cui si parla poco, sia forse per un retaggio cattolico (non si odia! Odiare è peccato!) che forse per una questione di buon senso. Non è facile dire, io odio. Poi, le persone, chissà cosa pensano! Ed invece, con gli anni mi sono resa conto di essere in grado (essere in grado, forse l'odio fa semplicemente parte dell'uomo) di odiare ferocemente. Odio le persone arriviste, odio i furbi, odio quelli che non hanno combinato un cazzo ma si credono strafichi. E odio persone a me "più vicine". Non ci sono vie di mezzo, le odio e basta ed immaginare di parlarci dicendogli tutto quello che penso di loro mi riempirebbe di piacere, tanto che mi trovo la notte al letto a volte a pensarci e a ridere, avete presente quelle risate diaboliche stile film? Ecco, quelle.
Non ha poi a che fare con la cattiveria, o almeno non direttamente. Non sogno di ucciderle o di fargli del male, ma se venissero colpiti in pieno da un vaso di baobab, ecco, la cosa mi renderebbe alquanto contenta. O investiti da un Boing 747. Fa lo stesso. Anche se non è la morte di questi individui che mi soddisferebbe, ma la loro presa di coscienza della loro mediocrità.
Vi dico anche un'altra cosa. Questa sensazione mi piace, tanto. Per anni ho pensato che non si deve odiare, poi ad un certo punto ho detto machissenefrega e mi sono lasciata andare a questo sentimento così liberatorio. E mi sento leggera, quasi sollevata.
La mia psicologa dice che l'odio è l'altra faccia della medaglia dell'amore, quindi ci deve essere di mezzo anche quello, ma faccio fatica a pensarlo. È anche vero che le volte/persone che ho odiato di più erano persone che avevano a che fare con chi amavo in quel momento. E pensando indietro mi rendo anche conto che questo tipo di odio è un odio denso che rimane nel tempo. Una delle persone che ho odiato di più non l'ho mai conosciuta ma mi è capitato di parlarne poco tempo fa ed ho provato lo stesso odio di allora. Un odio irrazionale ed a priori.
Al momento sono concentrata su una persona, con la sua vita da Mulino Bianco e la sua inutilità esistenziale. Al momento si trova all'estero. Non potrebbe venire sparata sulla luna da un geyser? Il mondo (ok, ok, in primis io) tirerebbe un sospiro di sollievo.
venerdì 13 giugno 2008
A mia mamma
In te sono stato albume, uovo, pesce,
le ere sconfinate della terra
ho attraversato nella tua placenta,
fuori di te sono contato a giorni.
In te sono passato da cellula a scheletro
un milione di volte mi sono ingrandito,
fuori di te l’accrescimento è stato immensamente meno.
Sono sgusciato dalla tua pienezza
senza lasciarti vuota perché il vuoto
l’ho portato con me.
Sono venuto nudo, mi hai coperto
così ho imparato nudità e pudore
il latte e la sua assenza.
Mi hai messo in bocca tutte le parole
a cucchiaini, tranne una: mamma.
Quella l’inventa il figlio sbattendo le due labbra
quella l’insegna il figlio.
Da te ho preso le voci del mio luogo,
le canzoni, le ingiurie, gli scongiuri,
da te ho ascoltato il primo libro
dietro la febbre della scarlattina.
Ti ho dato aiuto a vomitare, a friggere le pizze,
a scrivere una lettera, ad accendere un fuoco,
a finire le parole crociate, ti ho versato il vino
e ho macchiato la tavola,
non ti ho messo un nipote sulle gambe
non ti ho fatto bussare a una prigione
non ancora,
da te ho imparato il lutto e l’ora di finirlo,
a tuo padre somiglio, a tuo fratello,
non sono stato figlio.
Da te ho preso gli occhi chiari
Non il loro peso
A te ho nascosto tutto.
Ho promesso di bruciare il tuo corpo
di non darlo alla terra. Ti darò al fuoco
fratello vulcano che ci orientava il sonno.
Ti spargerò nell’aria dopo l’acquazzone
all’ora dell’arcobaleno
che ti faceva spalancare gli occhi.
Erri De Luca
giovedì 12 giugno 2008
C'est la vie...
In questo momento particolare della mia vita vengo a contatto, costantemente, con libri e film che parlano di vita, che parlano di morte. E di cancro. Sto cercando i miei perchè, ho bisogno di dare un senso a tutto ciò, ho bisogno di trovare una spiegazione a quello che siamo e al percorso che stiamo facendo su questa terra. Ognuno ha le sue risposte, ed ognuno può trovarle solamente da solo.
E quello che vedo, quello che leggo mi sta portando verso un'unica direzione: la morte non è la fine di tutto, è un passaggio o addirittura l'inizio di qualcos'altro.
Il problema è lo “spazio” per arrivarci. Il problema è la paura, di quello che ci aspetta, di quello che ancora non sappiamo. Il problema è sapere che ci si sta arrivando.
Chissà se mia mamma si sia data delle risposte. Credo che avere una malattia, sentire le energie che piano piano se ne vanno, sentire che tutta quella voglia di vivere che si ha sempre avuto stia svanendo deve essere terribile.
E allora pensavo all'Alzheimer. Questa malattia, di cui già il nome è brutto e fa paura, questa malattia che forse potrebbe essere la salvezza. È vero, dimentichi chi sei, dimentichi ogni tassello della tua vita, dimentichi le persone, fino a dimenticare te. Forse, nel caso di mia mamma sarebbe la soluzione. Non senti le energie che diminuiscono perchè semplicemente non ricordi le energie che avevi ieri, non hai paura di non vedere più le persone che ami perchè si sono cancellate dalla tua memoria.
Ho sempre pensato che fosse una cosa orrenda dimenticare la propria vita, con tutto quello che ha contenuto, ma come dimentichi le cose belle dimentichi quelle brutte. E sinceramente ho la sensazione che quelle brutte siano molto più incisive e durature di quelle belle.
Non so ancora dove mi porterà tutto ciò. Forse è il momento di affrontarlo, forse mi porterà a trovare il mio personale perchè a tutto ciò, e forse farlo a 30 anni non è un male. Forse senza questa cosa di mia mamma non lo avrei mai fatto e forse non lo avrei mai voluto fare.
