martedì 27 maggio 2008

Dell'amore e di altri demoni


Io credo che non ci sia nessuno (oddio, forse giusto il Dalai Lama), a questo mondo, che non voglia essere amato. Passiamo la nostra vita a cercare quello. Lo troviamo nei nostri genitori ma non ci basta, lo abbiamo dai nostri amici e a volte ci basta, lo cerchiamo, sempre, da un compagno o dalla persona di cui ci siamo innamorate.

Mi sono accorta, e quindi parlo per esperienza personale, che in nome di questa ricerca, di questo amore che costantemente ci manca, che siamo disposti a fare, anche inconsciamente, numerosi compromessi, soprattutto quando pensiamo di averlo trovato. E lentamente questi compromessi diventano normali, reali, il giusto modo di fare le cose.

I compromessi fanno parte della vita e non credo che una relazione sia possibile senza che tutti e due decidano di venirsi incontro. Però ci sono due tipi di compromessi, quelli che facciamo con l'altro e quelli che facciamo con noi stessi.

Ho conosciuto una persona, questa persona poi è sparita apparendo sporadicamente via sms. Io non ho smesso di pensare a lei, cercando ogni tanto un contatto. Mi piaceva molto questa persona ma molti lati di lei erano deleteri. Mi faceva sentire oltre ogni modo insicura, non mi dava certezze, non mi faceva capire cosa c'era tra di noi, appariva e spariva suo piacimento.

L'ho sentita l'altro giorno. E sono giunta alla considerazione che nonostante tutte le cose belle fra di noi, questa persona non è positiva per me, per la mia crescita personale, per la mia vita.

Basta accettare tutto, basta considerare abbastanza il poco che a volte viene dato?

mercoledì 14 maggio 2008

La vita


Oggi sono stata dal commercialista e devo pagare una cifra spropositata di tasse, iva arretrata, INPS e anticipo INPS. Una cifra, per le mie finanze, spaventosa.
Io non so. Chi mi conosce sa che sono successe tante cose nella mia vita e quello che sento dirmi da tutti è che sono una persona forte, ed infatti piano piano ho superato ogni avversià, riuscendo nel mentre, anche ad essere felice.

Poi ci sono giornate come oggi in cui non so, mi sento al limite, di me, delle mie capacità, di questa vita.

Domenica scorsa sono andata a prendere un gelato e mi sono seduta in piazza e, giusto per stare allegri, ho pensato alla vita e alla morte. Anche in questo tutta la cosa di mia mamma sta influendo parecchio. Guardavo i palazzi, il sole, la gente, pensavo a tutto quello che faccio giorno dopo giorno e pensavo che nel momento in cui moriamo tutto questo non avrà più un senso. Tutto questo non ci sarà semplicemente più. E allora, tutta questa fatica, tutto questo sbattersi, tutto questo arrancare, a cosa serve? La prima volta che mia mamma si è operata avevo fatto ragionamenti simili ed il risultato era solo l'amore e i figli, al momento solo questo ha un oggettivo senso per me. E ovviamente tutto quello che ha a che fare con le emozioni, quelle belle, perchè almeno quella è una cosa che ti fa stare bene al momento. Tutto il resto non ha senso.

Quando mi sento così mi sento in trappola in questo meccanismo economico in cui devi guadagnare guadagnare guadagnare per vivere decentemente, ma mi piacerebbe fare come i contadini, seguire i cicli della natura, mangiare quello che coltivo, vivere in semplicità. Purtroppo nel mio piccolo, sono figlia del consumismo, e temo che comunque non ne sarei capace...

martedì 13 maggio 2008

Cambiamenti


Ieri ho litigato con una persona a me molto cara.
Mi rendo conto che con questa cosa di mia mamma tante cose di me stanno cambiando. La vita continua sempre, vai avanti, lavori, esci con le amiche, guardi un film e lentamente ti ritrovi diversa. Cambiano le esigenze, le sensazioni. Nel mio caso ho iniziato a ritirarmi nel mio guscio, a stare più a casa, a stare più da sola. E ho iniziato a cercare appoggio alle persone a cui sento di potermi appoggiare.

Quante volte, sia io ma anche le mie amiche, parlando di uomini, abbiamo detto, "le persone non cambiano". E ritengo tutt'ora che sia vero, a meno che non ci sia una reale volontà da parte dell'interessato.

Perchè penso che uno dei più grandi motori di cambiamento sia l'amore. Io, l'ultima volta che mi sono innamorata avevo veramente la sensazione di essere come plastilina, dimmi come mi vuoi e io lo diventerò.
Nel caso dell'amore lo facciamo per sentirci amate, per sentirci accettate, infondo l'amore è la constatazione che tu vai bene così.

Conosco una persona che da tre anni è innamorata di un mio amico e che è diventata e sta cercando di diventare esattamente quello che il mio amico vuole, anche fisicamente. E il mio amico dopo tre anni sembra che finalmente si sia innamorato.

Mi rendo conto che tutto ciò può essere una grossa trappola, certo, è bello avere una persona che è esattamente come tu la vuoi, ma alla lunga, non annoia? E soprattutto, le esigenze che noi sentiamo in un momento di vita, fra 2, 3, 4 anni potrebbero non essere più le stesse.

Una cosa che ho notato invece in certe persone è la paura di cambiare. È come se il cambiamento fosse una minaccia, è come se cambiare sia snaturare se stessi.

Io cambio in continuazione. Sarà che sono 10 anni che sono in analisi, sarà che ho una naturale predisposizione al cambiamento (ho anche cambiato città), sarà che scopro giorno dopo giorno sensazioni di me nuove, alcune volte non proprio positive e allora mi sforzo di smussare gli angoli, di cambiarle.

Penso anche alla natura, anno dopo anno, un tiglio rimane un tiglio, eppure le foglie sono diverse, i fiori sono diversi, le radici sono cresciute, lui è cresciuto.
Mi piace immaginarmi come albero, forse chi non cambia, non cresce.

domenica 11 maggio 2008

vivere e morire


Questa è una delle foto vincitrici del World Press Photo 2008. Siamo a Rawalpindi e con questo attentato sono riusciti ad uccidere Benazir Bhutto. Non voglio inoltrarmi in divagazioni politiche di cui, tra l'altro, conosco molto poco, quello che mi ha colpito è un particolare.

L'uomo dietro a quello che alza le mani, quello con il sedere di fuori. Ovviamente parlo da donna, ma cresciamo con un senso del pudore, cresciamo con la certezza che a parte nostro fidanzato/marito, a parte nostra madre quando siamo piccoli, a parte qualche goliardata da ragazzi, il sedere è una di quelle parti da non mostrare, per dire, facendo lo struscio in centro (anche se i jeans a vita bassa stanno rompendo questo tabù...). Figuriamoci in paesi come l'India.

E così penso a quest'uomo. Passiamo tutta la vita a coprirci, scoppia una bomba e tu, per il resto dell'eternità rimani con il sedere per aria.

Era la vita a essere crudele o può esserlo anche la morte?

sabato 10 maggio 2008

...

Mia mamma sta morendo.

Non è il miglior modo di cominciare un blog ma è la mia realtà di adesso. E' la prima volta nella mia vita che vengo confrontata con una cosa così grande, profonda e alla base della nostra esistenza.


Mi specchio nel vetro del portatile da cui sto scrivendo e guardo il mio viso.

Ieri una mia amica mi ha detto che anche se la nonna era morta, lei la sentiva sempre con sé.

E come potrebbe essere diversamente? Guardo il mio viso e la somiglianza con mia mamma, guardo il mio carattere e vedo le sfumature del suo, guardo i miei difetti fisici e vedo i suoi. Lei sarà sempre con me perchè è parte di me.

E per questo ho paura che quando morirà, morirà anche una parte di me.


Guardo la mia vita nell'insieme, con quello che accadrà e penso alla suddivisione nella storia, a.C., d.C. Probabilmente anche per me sarà così, ci sarà la mia vita con tutto quello che è stato, le mie emozioni, PRIMA della sua morte e la mia vita DOPO. E quella dopo sarà per forza diversa.


Penso al mio dolore, quella cosa conficcata nello stomaco giorno dopo giorno che non si affievolisce mai del tutto e penso al suo. Penso alla mia paura, di quello che succederà, delle cose pratiche, del guardarla e sapere che non c'è più e penso alla sua di paura, di quello che la aspetta e dell'ignoto. E spero con tutto il cuore che riesca, come io provo a gestire la mia paura, che lei riesca a gestire la sua. Io non posso aiutarla.


E ho paura della sua sofferenza. Quando è stata operata la prima volta e io stavo accanto a lei in ospedale mi sarei staccata un braccio pur di farla provare meno dolore. E lo farei tutt'ora. Vedere soffrire una persona che ami e non poter fare niente è una delle cose più brutte che ci siano. Assieme ad aspettare, giorno dopo giorno, che muoia.


E mentre scrivo queste righe e nascondo le lacrime e le asciugo di sfuggita mi rendo conto che questo dolore è così grande che quando lo tocco in questo modo, quando ci immergo le mani ed il cuore con l'illusione di provarne di meno in futuro, mi sento come una grande boule di cristallo piena d'acqua che si incrina e mi chiedo quando si spezzerà e se mai tutta l'acqua riuscirà ad uscire.


L'altro giorno sono stata sfiorata da un pensiero. Ho pensato che quando muore una persona che abbiamo amato, si soffre per quello che non sarà più. Per le parole che non saranno più, gli abbracci, le telefonate, le serate insieme. Invece bisognerebbe concentrarsi su quello che invece è stato, che sicuramente ha avuto più valore di quello che non ci sarà, perchè quello ci ha arricchito, ci ha reso felici. Riesco a pensarci, riesco a capire che è un discorso giusto ma faccio ancora fatica a mettere il cuore in pace.

Iniziamo!

Ho aperto questo blog forse per egoismo. O forse perchè sono giorni e giorni che penso delle cose che mi piacerebbe condividere. E sì, anche per un bisogno di tirare fuori certe sensazioni, le mie emozioni. Perchè è vero che ci sono gli amici, ma di certe cose non puoi parlare così, come dell'ultimo film che hai visto. Certe cose, mentre io le sto toccando giorno per giorno tagliandomi le mani, non puoi farle toccare a qualcun'altro.


L'ho chiamato PensoDunqueSogno perchè ero indecisa. Volevo che fosse un po' come uno Zibaldone, un "diario" con mille osservazioni... Poi ho pensato ad una caratteristica che mi contraddistingue, ed è il pensiero. A volte mi è stato detto che penso troppo e magari è pure vero, ma analizzare le cose, osservare la realtà che è attorno a me, tutto questo, E' semplicemente parte di me. E così avevo pensato al famoso Cogito ergo sum di Cartesio, che tradotto è Penso dunque sono. Ma un'altra mia caratteristica è il fatto che spesso sogno, anche ad occhi aperti, sogno forse per tirarmi fuori da una realtà che a volte non è come la vorrei, sogno forse perchè sognando tutto mi sembra più facile. E quindi benvenuti a PensoDunqueSogno. :-)