martedì 23 settembre 2008

La cura

Come spesso accade, i miei più grandi ragionamenti, tra le mille cose da fare e la quotidianità che ha il sopravvento sulle cose, avvengono all'improvviso, scaturiscono da episodi, avvenimenti spesso anche banali.
La settimana scorsa mi è uscita due (!!!) volte la catena della bici. Come sempre in questi casi vado dove l'ho comprata, un negozio a 20 mt. da casa mia.
Ci lavora un omino, 35/40 anni, brizzolato, anche bello, con i modi gentili, sempre con il sorriso sulle labbra. È stata una delle prime persone che ho conosciuto trasferendomi a Rimini, mi colpì subito il suo modo di fare, la dolcezza che metteva nelle mani sporche di grasso con cui riparava biciclette. E poi mi disse una delle cose più belle che mai ho sentito da un uomo, lui, da poco sposato con una ragazza araba ed una figlia di due anni, mi guardò e mi disse che finalmente aveva trovato LA donna da amare e che da quando aveva questa sua famiglia era l'uomo più felice del mondo, sapere che a casa lo aspettavano "le sue donne" era per lui fonte quotidiana di gioia.

E così, mentre eravamo là, mi ha rimesso a posto la catena e senza che gli dicessi niente ha iniziato a controllare i freni, l'allineamento delle ruote, mi ha cambiato due raggi che si erano rotti (e di cui io non mi ero neanche accorta...). E nel fare ciò ha messo una cura infinita, ha provato e riprovato finchè tutto era a posto. Era anche tardi.

E questa cura mi ha colpito profondamente perchè penso alle relazioni umane, alle storie d'amore e penso che prendersi cura di una persona sia una delle cose più belle che ci siano. Penso anche alle mie relazioni, quanto le persone che ho amato, si sono prese cura di me? E quanto io di loro? È vero che la cura ha una forte impronta genitoriale ma tra due persone adulte coinvolge anche strettamente l'attenzione che uno ha nei confronti dell'altro. Per capire le tue mancanze (e quindi forse le mie) devo avere attenzione di te, del tempo passato assieme, dei tuoi disagi e delle tue sfumature. A volte siamo troppo presi da noi stessi per spostare lo sguardo un po' più in là, non lontano, spesso semplicemente accanto.

giovedì 18 settembre 2008

Al mercatino di RobP - 17.09.2008

Amo le cose invendute
le cose che nessuno vuole
quelle che rimangono lì,
sui banchi
nelle ceste
sui tavoli.

Amo le cose invendute
le amo
perchè rimanendo sole
diventano uniche
ed io
ho la possibilità di farle mie.

Amo le cose invendute
che non vuole nessuno
ma che sono parte
di questo mondo.
Come me.

lunedì 15 settembre 2008

Padri

Ieri ho visto "Il papà di Giovanna" di Pupi Avati. Non voglio dilungarmi sul film (a parte i protagonisti, bravissimi), ma sul rapporto padre-figlia. Lui è sempre dalla sua parte, sempre. Lui le dice quant'è bella, quanto è intelligente, quanto è in gamba.

Come non fare il paragone con il rapporto con mio padre? Il disastroso rapporto con mio padre. Non ho mai fatto casini, non ho preso droghe, non sono scappata in mezzo alla notte, l'ho fatto dormire da me quando mia mamma lo ha buttato fuori dalla loro camera. Eppure lui non è mai stato dalla mia parte. Non mi ha mai detto che ero bella (una volta, che ero grassa), non mi ha mai detto che fossi intelligente (una volta sono arrivata con un 9 e lui mi ha detto che potevo fare di più). Per carità, passa il tempo che cristallizza tutto ma c'è il momento (come ieri) in cui pensi a quante cose potevano essere diverse se lui fosse stato diverso. 

Mi guardo indietro, guardo agli uomini della mia famiglia e non mi meraviglio di non riuscire a trovare qualcuno da amare, che nelle relazioni che ho avuto c'era sempre qualcosa che non andava. La persona che più ho amato al mondo (mio fratello) non è in grado di avere rapporti umani e si fa i cavoli suoi, mio padre è un fallimento su tutta la linea.

A volte penso di non essere in grado, semplicemente di non essere capace. Di scegliere qualcuno che non sia incasinato/sposato/altamente problematico. Di scegliere qualcuno che voglia me, solo me. Di trovare qualcuno con cui condividere i giorni.

E tutto ciò mi rende molto triste.

domenica 14 settembre 2008

Cosa rimane?


Manco da un po', lo so, ma tra lavoro, influenza mi ero persa le parole. Che scrivere? Da che parte cominciare?
Poi come accade sempre, basta solo aspettare, ed esse lentamente affiorano.
Sono due notti che sogno mia mamma e sono due mesi che è morta. Cosa rimane?
Rimangono le sue parole, anche quelle che non sopprtavo. Che trovo a ridire ad altri.
Rimangono le sue coccole, nel dormiveglia, sembra quasi che stia lì con te e ti accarezzi la testa.
Rimangono i rimpianti, non tanti, per averle risposto male quel giorno, per averle fatto credere una cosa che invece non era.
Rimane la nostalgia, quella forte, di quando vivevamo insieme e si faceva colazione e non si usciva volentieri per non lasciare l'altra da sola.
Rimane il vuoto di non poterle dire quanto le voglio bene. Quante cose in me scopro di lei e quanto questo mi fa sentire una persona completa.
Rimane la fortuna, enorme, di essere stata amata in maniera così totale ed incondizionata.
E quindi rimane il suo amore, che ritrovo sparso per casa in tanti piccoli oggetti, bigliettini, cartoline che mi ha mandato.