lunedì 15 settembre 2008

Padri

Ieri ho visto "Il papà di Giovanna" di Pupi Avati. Non voglio dilungarmi sul film (a parte i protagonisti, bravissimi), ma sul rapporto padre-figlia. Lui è sempre dalla sua parte, sempre. Lui le dice quant'è bella, quanto è intelligente, quanto è in gamba.

Come non fare il paragone con il rapporto con mio padre? Il disastroso rapporto con mio padre. Non ho mai fatto casini, non ho preso droghe, non sono scappata in mezzo alla notte, l'ho fatto dormire da me quando mia mamma lo ha buttato fuori dalla loro camera. Eppure lui non è mai stato dalla mia parte. Non mi ha mai detto che ero bella (una volta, che ero grassa), non mi ha mai detto che fossi intelligente (una volta sono arrivata con un 9 e lui mi ha detto che potevo fare di più). Per carità, passa il tempo che cristallizza tutto ma c'è il momento (come ieri) in cui pensi a quante cose potevano essere diverse se lui fosse stato diverso. 

Mi guardo indietro, guardo agli uomini della mia famiglia e non mi meraviglio di non riuscire a trovare qualcuno da amare, che nelle relazioni che ho avuto c'era sempre qualcosa che non andava. La persona che più ho amato al mondo (mio fratello) non è in grado di avere rapporti umani e si fa i cavoli suoi, mio padre è un fallimento su tutta la linea.

A volte penso di non essere in grado, semplicemente di non essere capace. Di scegliere qualcuno che non sia incasinato/sposato/altamente problematico. Di scegliere qualcuno che voglia me, solo me. Di trovare qualcuno con cui condividere i giorni.

E tutto ciò mi rende molto triste.

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