sabato 10 maggio 2008

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Mia mamma sta morendo.

Non è il miglior modo di cominciare un blog ma è la mia realtà di adesso. E' la prima volta nella mia vita che vengo confrontata con una cosa così grande, profonda e alla base della nostra esistenza.


Mi specchio nel vetro del portatile da cui sto scrivendo e guardo il mio viso.

Ieri una mia amica mi ha detto che anche se la nonna era morta, lei la sentiva sempre con sé.

E come potrebbe essere diversamente? Guardo il mio viso e la somiglianza con mia mamma, guardo il mio carattere e vedo le sfumature del suo, guardo i miei difetti fisici e vedo i suoi. Lei sarà sempre con me perchè è parte di me.

E per questo ho paura che quando morirà, morirà anche una parte di me.


Guardo la mia vita nell'insieme, con quello che accadrà e penso alla suddivisione nella storia, a.C., d.C. Probabilmente anche per me sarà così, ci sarà la mia vita con tutto quello che è stato, le mie emozioni, PRIMA della sua morte e la mia vita DOPO. E quella dopo sarà per forza diversa.


Penso al mio dolore, quella cosa conficcata nello stomaco giorno dopo giorno che non si affievolisce mai del tutto e penso al suo. Penso alla mia paura, di quello che succederà, delle cose pratiche, del guardarla e sapere che non c'è più e penso alla sua di paura, di quello che la aspetta e dell'ignoto. E spero con tutto il cuore che riesca, come io provo a gestire la mia paura, che lei riesca a gestire la sua. Io non posso aiutarla.


E ho paura della sua sofferenza. Quando è stata operata la prima volta e io stavo accanto a lei in ospedale mi sarei staccata un braccio pur di farla provare meno dolore. E lo farei tutt'ora. Vedere soffrire una persona che ami e non poter fare niente è una delle cose più brutte che ci siano. Assieme ad aspettare, giorno dopo giorno, che muoia.


E mentre scrivo queste righe e nascondo le lacrime e le asciugo di sfuggita mi rendo conto che questo dolore è così grande che quando lo tocco in questo modo, quando ci immergo le mani ed il cuore con l'illusione di provarne di meno in futuro, mi sento come una grande boule di cristallo piena d'acqua che si incrina e mi chiedo quando si spezzerà e se mai tutta l'acqua riuscirà ad uscire.


L'altro giorno sono stata sfiorata da un pensiero. Ho pensato che quando muore una persona che abbiamo amato, si soffre per quello che non sarà più. Per le parole che non saranno più, gli abbracci, le telefonate, le serate insieme. Invece bisognerebbe concentrarsi su quello che invece è stato, che sicuramente ha avuto più valore di quello che non ci sarà, perchè quello ci ha arricchito, ci ha reso felici. Riesco a pensarci, riesco a capire che è un discorso giusto ma faccio ancora fatica a mettere il cuore in pace.

1 commento:

stefano ha detto...

Ciao, mi chiamo Stefano, ho 34 anni e abito a Bassano del Grappa, provincia di Vicenza.